L’Aeroporto Sostenibile. Intervista con Vincenzo Calì
La storia politica di Vincenzo Calì è una storia di confluenze. Ha partecipato alla prima formazione dell’Italia dei Valori (in seguito riformatasi) confluendo poi nei Democratici, che a loro volta formarono con i Popolari la Margherita, fino alla nascita del Partito Democratico.
Calì, nel suo blog, ha “denunciato” la scelta del PD valdostano di non fare opposizione alle forze di governo regionale, nonostante il voto nelle primarie favorevole alla creazione di una seria alternativa di governo, fino a lasciare di fatto il partito.
Vincenzo Calì è professore di telecomunicazioni ed è organizzatore del festival comico “BravoGrazie”.
Questa intervista verte sull’attività del comitato per l’aeroporto sostenibile in Valle d’Aosta, di cui Calì è uno dei fondatori.
LP: In cosa consiste in breve il progetto di ampliamento dell’aeroporto?
Calì: Consiste in interventi distinti ma ovviamente collegati: dotare l’aeroporto di radioassistenze e attrezzature per atterraggio strumentale con finale “a vista”; prolungare la pista e realizzare una via di rullaggio; costruire una nuova aerostazione. Il tutto allo scopo dichiarato di consentire l’atterraggio e il decollo ad aerei da 80 posti.
LP: Quanto è costato finora? Quali sono stati i lavori “collaterali”?
Calì: L’investimento totale previsto era di 30 milioni di euro. Finora è stata realizzata la radioassistenza (4,5 milioni) e si sta procedendo al prolungamento della pista e alla modifica della viabilità (collegamento con Pollein). L’importo stanziato per questo intervento in sede di progetto esecutivo è di oltre 15 milioni. Considerando anche la spesa (imprevista!) per l’abbassamento dei fari dell’arena, pari a circa trecentomila euro, possiamo dire che finora siamo arrivati a quota 20 milioni. A questi dovremmo aggiungere circa un milione di euro per il progetto dell’aerostazione da parte dello studio Gae Aulenti e una cifra sconosciuta per la modifica al progetto (diminuzione della volumetria dell’aerostazione) richiesta recentemente. E siamo già a più di 21 milioni…
LP: Cosa si è scelto di potenziare rispetto a prima? A discapito di cosa?
Calì: Si è scelto di potenziare le caratteristiche tecniche dell’aeroporto in modo da consentire uno sviluppo commerciale più intensivo, con l’obiettivo di arrivare nel 2015 a 45.000 passeggeri trasportati in un anno. Ciò a scapito del volo sportivo, in particolare del volo a vela, che era da sempre la caratteristica distintiva del Corrado Gex.
LP: Com’era il bilancio dell’aeroporto prima dell’ampliamento e su che tipo di voli puntava?
Calì: Non conosco il bilancio dell’”aeroporto” prima dell’ampliamento. Di certo il bilancio di Air Vallée (l’unica compagnia che ci operava grazie agli incentivi regionali) e in particolare il bilancio del collegamento Aosta-Roma (non parliamo degli altri, soppressi in fretta e furia), era in forte passivo, in quanto gli aerei Dornier da 32 posti viaggiavano regolarmente quasi vuoti (era un volo che personalmente utilizzavo abbastanza spesso, e durante il volo mi sentivo molto solo…) D’altra parte Air Vallée, prima dell’acquisizione da parte di Europam (partecipata di Black Oil e Erg Petroli), era sull’orlo del fallimento.
LP: Come si prevede che sarà il bilancio dopo il nuovo progetto, in relazione a quello precedente?
Calì: In base all’esperienza di altri piccoli aeroporti come Bolzano e Cuneo, tutti in grave crisi, si possono prevedere almeno 2 milioni di euro all’anno di passivo. I costi di gestione saranno sicuramente molto più alti rispetto a quelli dell’aeroporto precedente all’ampliamento.
LP: La VDA è un territorio adeguato per lo scalo di grossi aerei? Quanto grossi?
Calì: Noi del comitato siamo convinti di no.
L’atterraggio e il decollo di aerei da 80 posti è molto problematico. L’aeroporto si trova in una Valle stretta, percorsa da forti venti, spesso di direzione imprevedibile, ed è incassato tra l’autostrada, distante solo cinquanta metri, e la statale 26. In caso di avaria in fase di decollo o atterraggio c’è un forte rischio per la città di Aosta, in quanto la pista è a pochissima distanza dalle case. La conformazione della valle, inoltre, amplifica il rumore, che per jet di quelle dimensioni costituisce un inquinamento acustico particolarmente fastidioso. Anche le sostanze inquinanti, soprattutto nelle giornate di alta pressione e di inversione termica, tendono a ristagnare sul fondo valle.
LP: Cosa si intende per aeroporto sostenibile?
Calì: Si intende un aeroporto inserito in maniera non invasiva nel territorio, tenendo conto di una vocazione turistica fondata sulla natura e sul silenzio. I turisti non vengono in Valle d’Aosta per ritrovare anche qui i rumori, lo stress e l’inquinamento da cui stanno fuggendo.

LP: Perchè il volo panoramico/sportivo sarebbe preferibile a quelli charter/commerciali?
Calì: Dal punto di vista dello sviluppo turistico si tratta di due visioni opposte: quello dei grandi voli charter è un turismo di massa, solitamente gestito da grandi agenzie e tour operator, che indirizzano i flussi in arrivo verso villaggi turistici nei quali le stesse agenzie hanno una partecipazione. Fa guadagnare i grandi gruppi che gestiscono i villaggi, dove i turisti si rinchiudono senza quasi interagire con il resto del territorio. E’ un tipo di turismo molto diverso, per tipologia e organizzazione, da quello che ha sempre caratterizzato la nostra regione, per il quale bisognerebbe stravolgere l’attuale rete ricettiva. La mia opinione è che non sia il tipo di turismo auspicabile per la Valle d’Aosta, ma anche supponendo che lo fosse, richiederebbe un aeroporto capace di far atterrare aerei da almeno 200 posti. Una qualsiasi compagnia, dovendo scegliere tra un charter da 200 posti con arrivo a Caselle e uno da 80 con arrivo ad Aosta, ovviamente opterebbe per la prima soluzione, abbattendo i costi.
Il volo panoramico/sportivo sarebbe invece attrattivo per un turismo di nicchia ma di qualità, e non comporterebbe i gravi guasti, in termini di sicurezza, inquinamento e di passivo economico, che l’altra soluzione porterebbe con sé.
LP: Quali sarebbero le soluzioni alternative per collegare in maniera migliore la VDA al resto del mondo?
Calì: Ovviamente il potenziamento della ferrovia e il miglioramento del collegamento con l’aeroporto di Caselle, magari con una navetta a chiamata.
LP: Quali sarebbero i costi? Minori? Maggiori? L’impatto ambientale? La resa economica?
Calì: Il potenziamento della ferrovia, in particolare il raddoppio dei binari, richiederebbe forti investimenti, difficili da quantificare anche perché bisognerebbe valutare anche le partecipazioni eventuali di altri soggetti oltre la Regione e le Ferrovie dello Stato. Qualcuno ha calcolato che anche senza il raddoppio dei binari, con adeguati accorgimenti tecnici e migliorie in alcuni tratti, sarebbe possibile ridurre il tempo di percorrenza tra Aosta e Torino di 25 minuti. La ferrovia permette, tra l’altro, anche il trasporto merci, il cui miglioramento potrebbe attirare investimenti industriali in Valle, oggi scoraggiati proprio dalle difficoltà logistiche e dall’isolamento della regione rispetto alle grandi vie di comunicazione.
LP: Chi gestisce appalti e lavori dell’aeroporto? Chi i progetti?
Calì: I lavori e i progetti sono gestiti dall’Avda (Aeroporto Valle d’Aosta), società partecipata di cui la Regione detiene il 49%. Air Vallée possiede il restante 51%. Il primo appalto, quello per l’ampliamento della pista, ha visto il ricorso di alcune ditte escluse. La procedura di affidare lavori di questa portata a una società partecipata richiede, a mio parere, un’azione di vigilanza da parte dei cittadini, perché la maggiore efficienza (presunta) non finisca per nascondere una minore trasparenza.
LP: Quanto il governo regionale si è informato su possibili soluzioni alternative?
Calì: Bisogna chiederlo a loro…
LP: Perchè fino ad ora non è stato mai possibile un miglioramento della tratta ferroviaria Aosta-Torino?
Calì: Perché è mancata una forte volontà politica. Per molti anni si è favoleggiato su un collegamento Aosta-Martigny, rivelatosi poi una bufala, e si è trascurata l’ipotesi assai più realistica del potenziamento della tratta Aosta-Torino. Se la Regione investisse energie e risorse in tale direzione, le Ferrovie dello Stato non potrebbero tirarsi indietro.
LP: Ci sono stati trascorsi/tentativi da parte dei governi regionali?
Calì: Sì, qualcosa si è fatto. Nell’aprile 2008 è stato firmato un accordo quadro tra Regione Piemonte, Regione Valle d’Aosta e Rete Ferroviaria Italiana, che prevede la fornitura di 40 milioni di euro dallo stato per una serie di interventi come la lunetta di Chivasso (sulla quale però ci sono recenti ripensamenti) e altre opere come lo smantellamento di varie curve e pendii tra Verrès e Châtillon, nel tratto fra Hône-Bard e Verrès e fra Châtillon e Aosta. Nel 2007 c’era stata una risoluzione del Consiglio regionale a favore della regionalizzazione della ferrovia, ma poi non se n’è più saputo nulla.
LP: Quali sono i motivi dell’attuale accenno di “marcia indietro” sul progetto?
Calì: La mia opinione è che l’attuale governo regionale voglia portare a termine il progetto di ampliamento fingendo l’intesa con i cittadini. Il ridimensionamento della volumetria dell’aerostazione va in questa direzione. Il progetto resta quello del potenziamento dell’aeroporto con l’obiettivo di renderlo raggiungibile dagli aerei da 80 posti. L’apparente marcia indietro dimostra un approccio alla questione denotato dalla solita improvvisazione alla valdostana. L’obiettivo era di arrivare a 45.000 viaggiatori all’anno: immagino che lo studio Gae Aulenti avesse dimensionato la struttura di conseguenza (sennò dovremmo dedurne che per la Regione tale studio non sa fare i progetti). Chiedere allo stesso studio di ridurre la volumetria senza nel contempo ridurre il numero di viaggiatori appare un controsenso. Delle due l’una: si riduce l’obiettivo, e allora si ritorna alla situazione che c’era prima della chiusura, con aerei da 32 posti e senza necessità di una nuova aerostazione; oppure non lo si riduce, e in questo caso non si capisce come sia possibile ridurre la volumetria dell’aerostazione già progettata proprio secondo quell’obiettivo.
LP: Per quale motivo questa marcia indietro va solo nella direzione di una riduzione dell’aerostazione e non dell’aeroporto?
Calì: Ormai i lavori per l’ampliamento della pista sono partiti e non sarebbe semplice tornare sui propri passi.
Lorenzo Piccinno


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